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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 19/09/2011, 23:48 
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Iscritto il: 21/07/2011, 18:17
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A cosa può servire la meditazione nel gruppo? Non stiamo bene anche senza?

E' bene che l'attenzione lavori il pensiero sui soggetti più svariati, intessi idee, disponga di contenuti. Comunque nella coscienza non passano solo trasparenti idee, ma anche idee non afferrate, sensazioni ambientali, esperienze più materiali, esperienze sociali legate ai partecipanti. Diverse realtà, diverse persone si incontrano non solo per fare quattro chiacchiere, non solo per godersi quegli "esperti" dalla lingua sciolta; ma per partecipare, per fare una "esperienza" diversa, o meglio nuova.

Quando parliamo di solito supponiamo che chi ci ascolta afferri quello che diciamo, altrimenti neanche proveremo ad "esprimerci"...eppure l'esperienza insegna che le incomprensioni si verificano. Oltre al linguaggio disponiamo anche di un mondo in comune, che supponiamo identico per tutti, altrimenti non potremmo neanche dire niente di una qualsiasi cosa. Sappiamo che si tratta di QUESTO mondo: una persona sana di mente ci da subito in qualche modo conferma di essere nello stesso nostro mondo, magari a modo suo :ugeek: . Anche qui l'esperienza insegna che è facile assumere la realtà del mondo identica per tutti, quando invece varie realtà culturali, e quindi spirituali, cercano asilo in un meeting di tipo antroposofico.

L'unico modo per convivere svariate realtà mondane, spesso incompatibili "per natura", sembra essere quello di riconoscere lo spirito dell'uomo quale motivo accomunante. L'antroposofia come società è fondata su questa consapevolezza, o scienza, per quanto vaga possa essere in un individuo questa consapevolezza. Che un partecipante conosca o meno il significato più profondo di idee dietro a termini come anima, spirito, coscienza, ha poca importanza; ciò che è importante è che egli è fatto di queste idee e ne ha esperienze quotidiane, anche se non si riferisce a queste esperienze con termini del genere.

Quindi la meditazione è di grande utilità sociale. Idee lavorate per mezzo dei sensi e dell'intelletto sono esperienze parzialmente incontrate, realtà intraviste. Nella concentrazione l'individuo si prende cura di sistemare la sua realtà, la realtà che apporta al gruppo con la sua presenza, attenzione, partecipazione, attenzione attenzione, riconoscimento di realtà nuove e sconosciute.
Nei momenti meditativi rispettiamo la nostra prima realtà, quella spirituale, la riconosciamo effettiva e presente anche prima di quella fisica. Questa è il regno della libertà, quindi prima di tutto la meditazione è un momento di libertà personale; il rispetto per i meditanti dovrebbe apparire evidente. Farla in gruppo può farci sentire meno soli in questo compito individuale; inoltre quando proviamo a meditare (in gruppo come da soli), secondo i principi che l'antroposofia ci ricorda, ci rendiamo conto che la meditazione non è una cosa del gruppo, ma una cosa personale, meglio individuale.

Concentrarsi su un semplice oggetto richiede volontà di farlo, prima di tutto, libera volontà; l'attenzione impegnata nella concentrazione già deve farsi largo tra le esperienze avute nella fase di discussione, di scambio, agendo quindi GIA' come principio organizzatore.

Una fase successiva a quella della discussione, dello scambio, e anche della concentrazione, è la scelta di un soggetto comune sul quale voler lavorare. Anche qui come per la concentrazione un soggetto vale l'altro, tanto è vero che nessuno sa cosa passa nella testa del vicino nei momenti dedicati alla concentrazione e alla meditazione, come pure in qualsiasi altro momento.
Quindi il soggetto, o tema, è da considerare semplicemente come titolo da dare all'incontro, al quale i partecipanti hanno scelto di essere presenti; la loro presenza determinerà il tema, e la forma esteriore del tema può prendere forma diversa.

Una frase meditativa può funzionare da tema. Ad esempio: Il mondo è libero da me, certo non di me.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 20/09/2011, 18:50 
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Iscritto il: 13/07/2011, 20:31
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Credo tu intenda una frase meditativa per una meditazione di gruppo, ma ... come forse sai, esistono posizioni differenti in antroposofia nei riguardi della meditazione di gruppo. Le posizioni sono in sostanza due: Va bene - non va bene.
Nel mondo che ha più legami con la Libera Università di scienze dello spirito (la "Classe") la meditazione di gruppo è vista come un errore. In altri ambienti, diciamo più periferici, essa viene anche praticata.

Naturalmente ora occorrerebbe dire perché sì e perché no, e lo farò appena avrò un po' più di tempo (abbiamo fatto come gruppo un grosso ordine di libri all'Ed. Antroposofica*** e adesso devo andare a prenderne un po' da coloro cui i libri son giunti), ma intanto tu o altri potreste dare il vostro contributo spiegando perché sì / perché no.

*** approfitto per informare che anche chi sta leggendo, se abita non troppo lontano dal Nordest, può ordinare, tramite il gruppo, dei libri. Terminato questo momento cercherò anche di postare la cosa sul forum in modo più sistemico ed ordinato.


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 Oggetto del messaggio: Re: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 26/09/2011, 22:35 
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Iscritto il: 21/07/2011, 18:17
Messaggi: 40
ginogost ha scritto:
Naturalmente ora occorrerebbe dire perché sì e perché no, e lo farò appena avrò un po' più di tempo (abbiamo fatto come gruppo un grosso ordine di libri all'Ed. Antroposofica*** e adesso devo andare a prenderne un po' da coloro cui i libri son giunti), ma intanto tu o altri potreste dare il vostro contributo spiegando perché sì / perché no.


Perché si, perché no? Perché?
Il mio tentativo era quello di dire perché la meditazione. (punto)


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 Oggetto del messaggio: Re: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 08/10/2011, 23:55 
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Iscritto il: 13/07/2011, 20:31
Messaggi: 585
In primo luogo la concentrazione. Si tratta di diventare padroni dell'andamento dei propri pensieri. Ci si allena in vari modi, ma soprattutto con l'esercizio del rappresentarsi un oggetto e continuare ad avere pensieri su di esso, senza mai staccare.
Mi pare fosse Archiati a citare quell'aneddoto: il maestro dice all'allievo "Se continuerai a pensare alla matita per 5 minuti senza interruzione avrai in premio un cavallo" ... l'allievo parte concentrandosi, e dopo 20 secondi alza la testa e chiede: "... e posso anche averlo bianco?"
La meditazione viene dopo, e solo quando siamo capaci di tenere una immagine per un tempo decente, ed è meno dialettica e più contemplativa. Solo con la meditazione inizia il dialogo con gli esseri spirituali. Le fasi sono: immaginare (scrivere imaginare con una m sarebbe gergo scaligeriano che qui non c'entra proprio), poi riconoscere l'"oggettività dell'immagine", il suo esistere per sé; poi si passa a concentrarsi sulle forze stesse con cui siamo riusciti a metterci in azione, sino ad "identificarci", cioè a sovrapporci non spazialmente con gli esseri che in tutto questo hanno avuto parte.

Se dobbiamo fare tutto questo, possiamo pure trovar conforto dal dialogo con gli altri, ma il lavoro vero è solitario. (Se interessa, posso portare altrove in riassunto il testo di A.Floride, Le Tappe della Meditazione: necessarie almeno 3 richieste :mrgreen: ).
In realtà il senso del ritrovarsi non è tanto legato al meditare (che viene dato per sottinteso, peraltro unificante) quanto al fatto di mettere in atto un diverso tipo di società a partire dagli antroposofi stessi.

In sintesi: la meditazione serve a raggiungere realtà superiori, ed anche imprevedibili, a conoscere in un modo più completo la realtà.
Appena ci si sente appagati di quanto ottenuto e, soprattutto, superiori a quei poveretti che non meditano come noi (esempi in giro non ne mancano), vuol dire che abbiamo sbagliato tutto e occorre ricominciare...


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 Oggetto del messaggio: Re: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 30/10/2011, 15:10 
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Iscritto il: 30/10/2011, 13:09
Messaggi: 6
E' passato molto tempo da quando questo argomento è stato trattato però ritengo che il tema "meditazione" si di grande rilevanza ed interesse. Anzi, sono veramente felice di leggere quanto avete riportato.
Mi permetto di consigliare un libro (una conferenza in realtà) edito da poco dall'Antroposofica "La pratica meditativa dell'educatore". A differenza del libro "i sei esercizi" o le altre indicazioni che Steiner da sull'iniziazione, in queste poche pagine Steiner descrive in modo magnifico le tappe e ciò che ci viene "praticamente" (anche se è il termine sbagliato) incontro nelle fasi meditative.
In questo libro, come in altri, Steiner accenna al fatto che il "discepolo" dovrebbe essere accompagnato, guidato nel percorso meditativo... Non nella meditazione stessa, ma per esempio l'oggetto della meditazione deve venir assegnato (se non tratto da qualche testo).
E da questa questione a me è sorta una domanda: in passato (negli anni scorsi, non in altre epoche) c'era ancora qualche studioso/scenziato dello spirito, in grado di accompagnare chi si apprestava allo studio spirituale e alla meditazione, capace di aiutare il discepolo a cogliere il senso di determinate percezioni, intuizioni, immagini...
A mio avviso oggi è molto difficile trovare una persona in grado di fare questo lavoro, colgo molta gelosia e paura in chi ha studiato tanta antroposofia, quasi il timore che qualcuno possa portargliela via... ( :?: )
Non so se mi sono spiegata. Mi è chiaro che siamo nell'epoca dell'anima cosciente e che un po' alla volta le verità dobbiamo cominciare a coglierle da soli, ma possibile che sia così difficile trovare persone prive di sentimenti torbidi in grado di cogliere e accogliere quanto un neo-nato alla scienza dello spirito porti con sé come domande e come patrimonio individuale?
Non credo che i contenuti portati dalla meditazione possano essere condivisi in modo completamente pubblico ma a mio avviso trovare un riscontro, un confronto, anche una spiegazione per non incorrere in errori interpretativi.... secondo me sono necessari.

In riferimento alla discussione sopra.... Non so se sia giusto o meno meditare in gruppo, io credo non lo SENTIREI adeguato.
Discutere di temi spirituali in gruppo è invece di grande importanza, un maestro mi ha detto una volta che facendolo si chiamano gli esseri spirituali e si produce sostanza spirituale.



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 Oggetto del messaggio: Re: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 04/11/2011, 23:54 
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Iscritto il: 21/07/2011, 18:17
Messaggi: 40
Cita:
E da questa questione a me è sorta una domanda: in passato (negli anni scorsi, non in altre epoche) c'era ancora qualche studioso/scenziato dello spirito, in grado di accompagnare chi si apprestava allo studio spirituale e alla meditazione, capace di aiutare il discepolo a cogliere il senso di determinate percezioni, intuizioni, immagini...
A mio avviso oggi è molto difficile trovare una persona in grado di fare questo lavoro, colgo molta gelosia e paura in chi ha studiato tanta antroposofia, quasi il timore che qualcuno possa portargliela via... ( :?: )
Non so se mi sono spiegata. Mi è chiaro che siamo nell'epoca dell'anima cosciente e che un po' alla volta le verità dobbiamo cominciare a coglierle da soli, ma possibile che sia così difficile trovare persone prive di sentimenti torbidi in grado di cogliere e accogliere quanto un neo-nato alla scienza dello spirito porti con sé come domande e come patrimonio individuale?


E' una bella questione, non molto semplice però. Per aiutare altri a livello intimo l'educatore dovrebbe avere una grande consapevolezza dei limiti del pensiero che il "discepolo" può incontrare senza perdere la ragione. La fiducia fra i due dovrebbe fiorire intuitivamente. (..il che già mi sembra caratteristico delle civiltà arcaiche.)
Mi sembra lo stesso motivo per cui l'antroposofia apparentemente non prende forza pubblica, perché necessita della verifica dell'Individuo, oltre che della sua pratica applicazione nella realtà.
Si potrebbe forse pensare alla comodità o al supporto di un maestro in queste condizioni? Con un certo limite tutti possono dare qualche aiuto, per il resto è la motivazione interiore dell'Individualità che cresce con l'incontro di certe idee, antroposofiche in particolar modo.
Ci sono maestri anche su Youtube...ma che responsabilità! E' così facile sbagliarsi?
Il vero maestro è l'esempio o l'evidenza, nei quali è l'individuo che determina cosa vedere in piena coscienza.



Cita:
Non credo che i contenuti portati dalla meditazione possano essere condivisi in modo completamente pubblico ma a mio avviso trovare un riscontro, un confronto, anche una spiegazione per non incorrere in errori interpretativi.... secondo me sono necessari.

In riferimento alla discussione sopra.... Non so se sia giusto o meno meditare in gruppo, io credo non lo SENTIREI adeguato.
Discutere di temi spirituali in gruppo è invece di grande importanza, un maestro mi ha detto una volta che facendolo si chiamano gli esseri spirituali e si produce sostanza spirituale.


Trovare un riscontro? ...interessante!
Le ultime due affermazioni mi sembrano in contraddizione, almeno con me che sento inadeguato discutere di temi spirituali senza una rinforzata pratica di concentrazione e di meditazione. I discorsivismi fanno solo un pò di chiasso, tutto qui.


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 Oggetto del messaggio: Re: Meditazione in Gruppo
Messaggio da leggereInviato: 07/11/2011, 9:52 
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Iscritto il: 30/10/2011, 13:09
Messaggi: 6
... forse le due affermazioni appaiono contraddittorie perché non sono stata chiara.
In effetti ribadisco che non ritengo appropriato sventolare ai 4 venti le proprie esperienze meditative, pero: discutere di TEMI SPIRITUALI in generale con dei gruppi da una parte (gli studi alla fin fine) e confrontarsi con QUALCUNO che magari sentiamo vicino interiormente rispetto le PROPRIE vicende spirituali, questo mi sembrerebbe sano.
Nella solitudine vi è senz'altro una significativa presa di coscienza, ma deve finire tutto là? L'elemento sociale nella pratica meditativa deve sparire del tutto? O può acquisire una qualche forma?
Talvolta ho l'impressione che questo "evitare" il confronto fra meditanti, o l'atteggiamento di certi maestri rispetto ai discepoli tenda a "proteggere" a rendere esclusivo l'oggetto della meditazione, ossia la conoscenza o l'approccio ai mondi spirituali stessi.
Nell'ambito dell' antroposofesimo (talvolta risulta proprio come una nuova religione o chiesa), spesso c'è questa gelosia possessiva delle verità da parte di chi si ritiene "più avanti".... e chi medita e fa un lavoro serio di studio si rende conto che questa esclusività sta portando alla morte dell'antroposofia. Non c'è più libertà.
Forse sono uscita un attimo da seminato ma mi sembra evidente, anche in relazione a quanto hai scritto sopra rispetto la diffusione, che i problemi sono molteplici e profondi. Per questo, e non per mancanza di fiducia nella coscienza dell'individuo, mi pare necessario che le idee e le esperienze relative ai mondi sovrasensibili comincino ad essere qualcosa di cui non avere paura e delle quali poter anche parlare. Steiner stesso ci dice che ciò che avviene nei mondi spirituali sono REALTA', e allora perché tenerle nascoste e non confrontarsi come si trattasse di qualcosa di assolutamente segreto e lontano dall'essere umano? Ovviamente questo deve avvenire nel grembo di quelle persone che ne sentono la necessità o se ne sentano pronte. Senza sventolare bandiere di filosofie spiritualeggianti......



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