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 Oggetto del messaggio: Giovanni Simoncini a Oriago: la grande bisca.
Messaggio da leggereInviato: 03/11/2012, 21:02 
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Iscritto il: 13/07/2011, 20:31
Messaggi: 585
Giovanni Simoncini

La grande bisca.
Lo spirito del tempo, San Michele e la finanza mondiale.

Oriago 28\9\2012

La crisi ci ha fatto assuefare a parole per noi nuove. Bisca = luogo mal frequentato. Capitale: ci rimanda a un insieme di risorse finanziarie ed economiche, competenze, strutture. Non viene definito con precisione, comunque è la somma di fattori diversi: liquidità, strutture, competenze. Almeno questo si pensava. Ma negli ultimi decenni, poggiando su internet ecc., il capitale si è emancipato dalla sua definizione, e anche dall’economia reale, diventando capitale finanziario, sovrannazionale e ben più potente che il “buon vecchio sano capitale”.

Oggi il 96% del capitale non è legato all’economia reale, e nessuno ha la forza di opporglisi: può tranquillamente far morire uno stato.
Andy Frankenberger era un trader della BNP, ora è campione mondiale di poker. A dimostrazione di come la finanza sia ormai una bisca.
Osserviamo cose non tanto diverse al supermercato, piccolo o grande che sia. Uno che deve entrare, fuori, sta come trasognato, poi entra ed assume una certa frenesia alla ricerca di … di che? Cerca qualcosa che gli sia di vantaggio, o uno sconto, ma non ha ben chiaro che. Vive una certa competitività, ma è carente di intenzionalità, di coscienza. Non vede le conseguenze di quanto fa, e in quel vuoto possono entrare determinate forze. Non vede il processo completo, con le sue conseguenze. Che cosa c’è dietro la cosa scontata? Magari condizioni sociali infime? Questo vuoto per assenza di intenzionalità viene riempito da forze più consapevoli. E’ vuoto dell’io. E sono forze del male. Nel prezzo pagato c’è il destino (dell’artigiano, dell’operaio, ecc.) e se fossimo coscienti dovremmo poter vedere tutto l’impatto dell’azione. E’ male cercare solo il prezzo basso.

Nel mercato finanziario si vive di denaro, ma di ciò non sarebbe da vivere, bensì di lavoro, che è legato al destino. I sogni della grande bisca giocano allora con i destini umani, e non solo con il capitale. Si dovrebbe poter vedere gli effetti sugli uomini. Uno come Hitler era insensibile al dolore che provocava negli altri, era in intenzionale.
Occorre aver grande rispetto, si tratta di micidiale intelligenza, quella, rapace e disumana, della grande bestia. Vi sono computer programmati, il denaro finanziario viene moltiplicato. Come si può regolarlo?

Due grandi burattini operano nel mercato. Il primo si sottrae all’esser riconosciuto (perché dovrebbe fuggire, a causa della sua amoralità). Esso si cela nelle sigle, parole come EFSF (organismo invero miserello di fronte al serpente, dal quale dovrebbe proteggere l’Europa), nomi minacciosi. Il problema allora è svelarlo, portarlo alle conseguenze. Arimane, ove scoperto, fugge. Ma lui è “il grande logico”.
Il secondo è diverso. Con il primo il centro vuoto ha già operato dilaniando la volontà, con la sua intelligenza. Il secondo entra nel sentire: sono certezze, o speranze, che il denaro ci aiuti. E le banche allora, che dovrebbero divenire quasi delle cattedrali, in quanto gestiscono il destino degli uomini, fatte invece di salottini riservati lavorano sussurrando intime tentazioni luciferi che al “cliente”.

Alla fine è l’io che non deve cedere. In sé il denaro sarebbe una buona idea, avrebbe la funzione di crear comunione nell’umanità dal punto di vista economico, un po’ come siamo tutti in comunione nella matematica. Dovremmo però trovare l’intelligenza che è in grado di sciogliere le conseguenze: se le percepissimo negli altri, sarebbe una intelligenza allargata, cosmica.
Nell’acquisto tocchiamo il destino della persona che ha prodotto, lo muoviamo, incidiamo sulla terra. Anche nel prestare denaro muoviamo destini. Se guardiamo solo al tasso (e al rischio) è una cosa; altro se prestiamo a uomini, con progetti. Oggi noi prestiamo soprattutto al nulla della grande bisca.
Se, infine, doniamo, liberiamo la persona. Si può anche donare male. Il dono incide molto sul destino.
Oggi si vede la soluzione nella crescita. Ma se pensiamo alla genesi del minaccioso denaro finanziario, che mira solo all’accumulo, denaro-carta, riflettiamo che l’oggetto comprato finisce, il denaro no. Dunque il denaro è un concorrente reale, si è emancipato. Potremmo “bruciarlo” nel destino, con acquisti virtuosi, o se prestiamo non per l’interesse, ma per le persone. Allora bruciamo denaro! – O anche donandolo; dovremmo generare nuovi destini. In tutto questo bruciare denaro favoriamo facoltà, competenze, qualità umane, ed incidiamo sul reale.

Far morire il denaro-spazzatura nel destino … e poi risorge come spirito. Se manca il capitale, e anche se mancano gli oggetti, manca lo spirito. Dunque non serve crescita, ma decrescita, morte del denaro menzognero, farlo morire tre volte nel destino. Serve forza miche liana, cioè non impotenza, ché nulla veramente ci impedisce di agire, sia nel pensare che anche nella realtà. Michele è principe dei pensieri, ma questi sono pensieri-volontà.

Dove va a parare la grande bisca? Va verso la terza forma del male, la peggiore. Il terzo burattino vuole rendere la terra inabitabile, e ci stiamo arrivando, così come il secondo portò al nazifascismo. Nello scenario di morte sociale non ci si fida più dell’uomo, dunque nemmeno di Michele. Nell’Apocalisse il profeta vede uomini con il volto di cavallette, che distruggono la terra, perché il male non conosce la logica del bene. Ma l’io, spada a due tagli, può rovesciare la situazione, affermandosi così la natura solare, che non costringe i destini, ma li solleva.
Michele non si contenta della Pasqua. Noi possiamo scendere nel sepolcro della grande bisca. ?Passare dall’economia dell’egoismo a quella del dono. Le leggi economiche sono diventate le leggi dell’etica, riflettiamo su questo. Eventi morali: quando compro devo pensare all’interesse degli altri. Finché non si incarnò Cristo, invece, c’era solo il mio interesse.


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