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 Oggetto del messaggio: La scienza e la morte
Messaggio da leggereInviato: 25/07/2013, 1:19 
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Iscritto il: 13/07/2011, 20:31
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Propongo qui una notizia tratta poco fa da un quotidiano (Gazzettino on line)

Cita:
ROMA - Svelato il mistero della morte. Al momento della morte un'onda di luce fluorescente azzurra si sprigiona dalle cellule e, da una cellula all'altra, si propaga nell'intero organismo: lo ha scoperto una ricerca internazionale che per la prima volta ha fotografato «l'onda della morte».
Descritta sulla rivista PLoS Biology, l'onda azzurra della morte è stata fotografata in un organismo semplice come un verme, da un gruppo coordinato dal britannico University College London.

SI DIFFONDE NEL CORPO Il fenomeno per la prima volta può aiutare a comprendere come la morte cellulare si diffonde in tutto il corpo, anche dell'uomo, dal momento che i meccanismi cellulari nei mammiferi sono simili a quelli dei vermi. Inoltre, la scommessa di questa ricerca è identificare i geni che controllano l'invecchiamento e le malattie collegate. Quando le singole cellule muoiono si innesca una reazione chimica a catena che porta alla rottura dei componenti cellulari e a un accumulo di detriti molecolari. Ma se queste reazioni sono ben comprese a livello cellulare, si sa molto poco invece, su come la morte raggiunge tutte le cellule dell'organismo. Il sopraggiungere della morte è stato osservato al microscopio in uno degli organismi più semplici e studiati nei laboratori di biologia e genetica: il minuscolo verme Caenorhabditis elegans. La morte appare come un'onda fluorescente azzurra che si diffonde in tutte le cellule del verme. Un effetto, questo, che dipende da una sostanza chiamata acido antranilico e la sua diffusione avviene tramite il calcio, che agisce come un messaggero di cellula in cellula. Inizialmente si sospettava che la fonte della fluorescenza blu fosse una sostanza chiamata lipofuscina, che emette luce di un colore simile ed è anche collegata all'invecchiamento perché si accumula con l'età creando danni molecolari. Ma poi è stato osservato che la lipofuscina non è coinvolta.

MORTE IRREVERSIBILE I ricercatori hanno anche provato a bloccare il percorso chimico che propaga la morte cellulare ma sono riusciti a ritardare solo la morte indotta da uno stress come un'infezione e non la morte per vecchiaia. Ciò suggerisce, secondo il coordinatore del lavoro, David Gems, che la morte dovuta a un'infezione è più facile da rallentare perché è innescata da un numero minore di processi, mentre la morte dovuta all'invecchiamento è più difficile da ritardare perché è innescata da molti processi che agiscono in parallelo e che sono più difficili da combattere. «Dobbiamo concentrarci sugli eventi biologici che si verificano durante l'invecchiamento e la morte; ha concluso Gems - per comprendere correttamente come interrompere questi processi».
Mercoledì 24 Luglio 2013 - 21:06


Ho l'impressione che dovremmo confrontarci, per quanto possibile, con queste notizie.
A me, per esempio, viene da pensare che non si tratti di qualcosa che si aggiunge (un'onda luminosa) ma qualcosa che si sottrae (tipo il corpo eterico) e che nel distaccarsi dalla materia produce tale effetto.
Si tratterebbe dunque appunto di un effetto, mentre la visione della scienza tende a vedervi una causa (l'onda che porta la morte).
Immagino infatti che la luminosità che sappiamo appartenere al corpo eterico non possa che venire esaltata dall'abbandonare la materia "sorda e cieca".

Se qualcuno ha altre ipotesi ...


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 Oggetto del messaggio: Re: La scienza e la morte
Messaggio da leggereInviato: 25/07/2013, 21:33 
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Iscritto il: 12/12/2011, 22:30
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grazie ginogost. E' strano però che non si osservi alcun altro animale più complicato di un verme. Ha mai visto qualcuno di voi uscire una nuvola grigia, o scura, da un essere umano morente, da un animale morente? se non siamo infermieri abbiamo visto ben pochi deceduti, siamo lontani dall'esperienza diretta. Un infermiere ne vede anche 4 al giorno. Ma questa è visione diretta, le analisi son cose ben diverse; è difficile accettare la definizione detta: il verme è simile al mammifero, è una pazzerella idea.

Dopo questa esternazione forse mi troverò di nuovo in espulsione dal forum e chiedo perciò scusa in anticipo.

Aggiungo ancora una considerazione sulla concezione tolemaica:
se ritenevano la terra piatta, è mai caduto qualcuno giù dai confini del piatto, giù giù nell'orrido bisso ? si narrò mai di imbarcazioni precipitate giù dai mari al confine del piatto terra? oppure credevano i tolemaici che al confine ultimo del piatto della terra piatta gli angeli portassero ogni cosa in cielo? sarebbe una risposta molto celestiale, poetica e perfino commovente.

Ma se mai fu data una risposta scritta significa che gli uomini sognano sempre anche quando credono di essere scienziati e questo li rende ancor più amabili, degli specialissimi teneri bambini di dio, degli inguaribili ingenui alla ricerca del vero tanto nascosto e tanto lontano.


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 Oggetto del messaggio: Re: La scienza e la morte
Messaggio da leggereInviato: 27/07/2013, 12:01 
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Iscritto il: 13/07/2011, 20:31
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Studiano il verme perché è più semplice, più piccolo ecc. Ma anche perché ricordo che al Liceo (Scienze non era proprio la mia materia :mrgreen: ) si parlò degli anellidi come di esseri per certi aspetti assai simili all'uomo.
Dipende dunque da quali aspetti si osservano. Per esempio, riguardo al patrimonio genetico, un moscerino della frutta è al 98% simile all'uomo. Per il comportamento si possono studiare, ma anche lì solo per certi aspetti) vari mammiferi, in particolare la scimmia (o il maiale, se lo studio riguarda i politici).
Non mi scandalizzo dunque se lo studio sulla morte viene fatto sul lombrico. Per me è molto più importante il problema del metodo. Se si applicano pseudocognizioni alla ricerca, essa ne verrà distorta.

Ricordo ancora all'esame di Psicologia come si indagasse se la TV disturbasse i bambini o condizionasse gli adulti. Ma che la TV potesse, per esempio, disturbare gli adulti, questo non si cercava. Perché? Perché vi erano delle premesse non esplicite, magari dei preconcetti o addirittura dei luoghi comuni che condizionavano tutta la ricerca a priori. Saper guardare senza pregiudizi significa anche non cadere in queste trappole (come ho indicato nel post precedente).
Buona estate.


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 Oggetto del messaggio: Re: La scienza e la morte
Messaggio da leggereInviato: 28/07/2013, 16:46 

Iscritto il: 25/07/2011, 21:36
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l'estate matura sul mio capo come un pomo... (d'annunzio, credo)


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 Oggetto del messaggio: Re: La scienza e la morte
Messaggio da leggereInviato: 28/07/2013, 19:58 
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Iscritto il: 13/07/2011, 20:31
Messaggi: 585
Michaela ha scritto:
l'estate matura sul mio capo come un pomo... (d'annunzio, credo)


da Meriggio (Gabriele D'Annunzio)

...
Bonaccia, calura,
per ovunque silenzio.
L'Estate si matura
sul mio capo come un pomo
che promesso mi sia,
che cogliere io debba
con la mia mano,
che suggere io debba
con le mie labbra solo.
Perduta è ogni traccia
dell'uomo. Voce non suona,
se ascolto. Ogni duolo
umano m'abbandona.
Non ho più nome.
E sento che il mio vólto
s'indora dell'oro
meridiano,
e che la mia bionda
barba riluce
come la paglia marina;
sento che il lido rigato
con sì delicato
lavoro dell'onda
e dal vento è come
il mio palato, è come
il cavo della mia mano
ove il tatto s'affina.

E la mia forza supina
si stampa nell'arena,
diffondesi nel mare;
e il fiume è la mia vena,
il monte è la mia fronte,
la selva è la mia pube,
la nube è il mio sudore.
E io sono nel fiore
della stiancia, nella scaglia
della pina, nella bacca,
del ginepro: io son nel fuco,
nella paglia marina,
in ogni cosa esigua,
in ogni cosa immane,
nella sabbia contigua,
nelle vette lontane.
Ardo, riluco.
E non ho più nome.
E l'alpi e l'isole e i golfi
e i capi e i fari e i boschi
e le foci ch'io nomai
non han più l'usato nome
che suona in labbra umane.
Non ho più nome nè sorte
tra gli uomini; ma il mio nome
è Meriggio. In tutto io vivo
tacito come la Morte.

E la mia vita è divina.

MA FA DAVVERO COSì CALDO LAGGIù?


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 Oggetto del messaggio: Re: La scienza e la morte
Messaggio da leggereInviato: 31/07/2013, 1:09 
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Iscritto il: 12/12/2011, 22:30
Messaggi: 189
vicino ai fiumi, dentro i boschetti non fa così caldo. Certo nei sottotetti soleggiati senza refrigeri si e per loro tenere addosso un accappatoio bagnato o riposarvisi sopra abbassa molto la temperatura talmente che poi si desiderano proprio i 40 gradi per superare il fresco. provare per credere.

per verme e moscerino mi spiace si dica abbiano stessa qualità umana, e non so dove e chi lo affermi. Se qualcuno lo ha dimostrato con analisi adeguate (non conosco le fonti di queste informazioni) non si sa quanti altri scienziati lo abbiano approvato.

intanto tanti saluti


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